Diretto dall'irlandese Andrew Legge, "Lola" racconta la storia di due sorelle inventrici che durante la guerra costruiscono una macchina chiamata LOLA (Logic of Recorded Analogue) capace di ricevere segnali radio e televisivi dal futuro. È un film che si colloca a cavallo tra lo storico e la fantascienza, dove il meccanismo narrativo ruota attorno a uno dei paradossi più affascinanti del genere: conoscere il futuro significa condizionarlo, e modificarlo crea un loop temporale che mette in discussione i concetti stessi di destino e libero arbitrio.
Andrew Legge: l'artigiano delle invenzioni impossibili
Legge si è diplomato alla IADT (Institute of Art, Design and Technology) insieme a registi di talento come Ciarán Foy e Conor McMahon, ma ha subito tracciato un percorso unico nel panorama cinematografico. Prima di "Lola", suo debutto nel lungometraggio, Legge aveva già esplorato il tema del rapporto tra umani e macchine attraverso una trilogia di cortometraggi pluripremiati: "The Unusual Inventions of Henry Cavendish" (2005), "The Chronoscope" (2009) e "The Girl with the Mechanical Maiden" (con Dominic West), tutti accomunati da scienziati eccentrici e loro straordinarie invenzioni.
"The Chronoscope" presentava una macchina capace di guardare nel passato, ed è stata proprio l'evoluzione di questo concept a generare "Lola" - Legge ha cambiato la direzione temporale verso il futuro perché "sentivo che mi dava più opzioni". Definito dal direttore artistico del Locarno Film Festival "il segreto meglio custodito del cinema irlandese", Legge rappresenta una voce originale e visionaria, capace di fondere riferimenti che spaziano dai classici anni '80 di Spielberg al neorealismo italiano, da Chris Marker fino al cinema verité degli anni '60.
Dal punto di vista tecnico, il film è semplicemente impeccabile. Girato in formato 4:3, in bianco e nero, con un framerate coerente con le pellicole degli anni Quaranta, Legge ha creato un'opera che sembra davvero un documento d'epoca ritrovato. Parte del materiale è stato girato con una Bolex 16mm a carica manuale, e lo stesso regista ha sviluppato alcune pellicole aggiungendo acqua bollente per creare una rottura dell'emulsione, ottenendo quel mosaico di grana che facilita la fusione con il materiale d'archivio ma che risulta anche esteticamente affascinante. La grana della pellicola, il contrasto, i movimenti di camera - spesso in soggettiva, davvero coinvolgenti - tutto contribuisce a questa illusione perfetta.
Ma l'aspetto più straordinario è la fusione tra immagini di repertorio autentiche della Seconda Guerra Mondiale e le riprese originali: sono praticamente indistinguibili, con rarissime eccezioni. Questa coerenza stilistica totale non è solo un virtuosismo tecnico, ma amplifica il tema centrale del film, confondendo deliberatamente i confini tra passato, presente e futuro, tra realtà e finzione.
Il film non è particolarmente lungo (80 minuti) e mantiene un ritmo sicuramente un po' lento, ma questo non è un difetto. Anzi, è funzionale alla riflessione che il film vuole stimolare: le conseguenze morali della conoscenza, il peso delle scelte quando si sa cosa accadrà, la responsabilità di chi può cambiare il corso degli eventi. Sono temi che scatenano domande profonde sulla possibilità di condizionare il tempo, esattamente come in "The Imitation Game" dove Turing doveva scegliere quali informazioni usare per non rivelare di aver decifrato Enigma.
"Lola" è un film davvero divertente e stimolante, soprattutto per gli amanti della fantascienza che apprezzano le opere che privilegiano le idee all'azione. Presentato al Locarno Film Festival nell'agosto 2022 e successivamente all'Edinburgh International Film Festival, ha ricevuto il Méliès d'Or come miglior film fantastico europeo e vanta un punteggio del 100% su Rotten Tomatoes. È cinema intelligente e creativo, un piccolo gioiello del cinema indipendente irlandese che dimostra come con rigore, talento e visione si possano creare opere straordinarie anche con budget ridotti. Un film che merita di essere scoperto e che continua a lavorare nella mente dello spettatore ben oltre i titoli di coda.