Giorgio Carrozzini

My Confort Blog

The Zero Theorem

Se non sei pronto ad un linguaggio dalle tinte forti ti sconsiglio la lettura di questo articolo. Puoi andare via ora o mai più…

Ho immaginato la seguente scena...

La fidanzata seduta vicino al suo ragazzo (pensavano di essere andati a vedere un film d'azione e fantascienza)… nell'oscurità del cinema... lei all’improvviso sbotta nervosa sulla sedia sussurrando “cheppalle”.

Lui non sa che dire è più confuso che persuaso ma per lei è pronto ad ammettere qualunque cosa anche il contrario di tutto e l’inverso del niente.

"The Zero Theorem" è un film surrealista, l’ideale per un intellettuale cerebro-leso come sono io. Così seduto nella mia sala cinema privata (nel mio salone, scomodo, il divano un po’ duro, tiene viva l’attenzione sui film che continuo a guardare) scopro che qualche mente paranoica, psicotica, ossessiva c’è e prolifera… grazie a dio non sono l'unico…

Che dire? Non riuscirei ad essere sintetico, il film non lo è. Barocco in alcuni casi, con qualche citazione sparsa qua e là da Nirvana fino al lontano Blade Runner. Il film è meraviglioso, delicato, storto, strano, pauroso, angosciante, stimolante, distopico, utopico, psicotico, complesso.

Il finale, posso dirlo senza troppa vergogna, non si capisce… non l'ho capito io... ma che vale un finale quando la storia è già un punto di arrivo in se per sé?

"The Zero Theorem è la storia di Qohen (in arte Christoph Waltz)… un informatico (come me… posso dirlo?) che si è alienato sempre di più dal mondo esterno. Il capo della società per la quale lavora, però, gli affida un compito che cambia per sempre la sua vita: dimostrare un teorema impossibile sul destino dell'universo."

Sì… questa è la descrizione sintetica che ci propina Amazon Prime… che non fa luce affatto sulla complessità del film. Potrebbero risparmiarsele queste descrizioni... Rimangono delusi gli spettatori come dire... "poco evoluti". Fortuna nessuno ha tradotto il titolo del film in italiano altrimenti cosa sarebbe diventato? “Momento zero”? “Senza speranza”?

Mi sono lasciato trascinare dalla trama in modo piuttosto naturale. Mi andava di riempire il tempo di una piovosa domenica pomeriggio e ci sono riuscito annullando il “tempo”, lo “spazio” e la ricerca di “senso”. Tutto sommato pur non avendo capito il finale il film mi è piaciuto. Vivo sempre per il finale di un film come quando si vive una scopata solo per il suo ultimo vibrante finale. Poca cosa!

Ed invece questa volta mi ha lasciato una sensazione piena di esistenza!

La conclusione è piuttosto criptica e aperta, ognuno potrà darvi il senso che vuole… e per fortuna qualcosa di interattivo che ti tiene vivo durante tutto il tempo ed anche dopo.

La ragazza “cheppalle” si è stufata dopo i primi 45 minuti, non ha capito un cazzo e aspetta ancora che succeda qualcosa che la faccia bagnare tutta. Lui si è depresso e non sa come sciogliere la matassa arrotolata di fili intricati. Ne uscirà deluso anche lui poco più tardi ma decisamente più sconfitto della principessa bellachioma che allevando "tricotillomania" continua a stopicciarsi le doppie punte.

Finirono per sposarsi, pricipessa “bellachioma cheppalle” e principe “sbiadito depresso”, per unire insieme “gland-in-gland, a spoonfull of miracle”… le loro reciproche solitudini ed inadeguatezze.

Io, invece, pur sentendo una strana forma di spaesamento psicologico e culturale mi sento decisamente carico. Strano. Si, mi sento strano… un film di questo genere dovrebbe avere un effetto decisamente diverso eppure… eppure la stimolazione è davvero potente.

Surrealista, punk, fanta-kitsch, distopico, filosofico, ermetico il film è prepotentemente difficile da digerire ma finalmente qualcosa di serio da vedere, qualcosa di fuori dalle righe e dalle mode, lontano dai cliché e dai ragionamenti da “macchinetta del caffè coi colleghi”.

La ragazza si è alzata ed è uscita, nel corridoio si è tirata su le sue autoreggenti sbuffa ansiosamente. La sua testa priva di domande ma solo colma di insofferenza ed avversione è pronta per andare al macero come la carta delle riviste di moda di cui si è cibata. 

Lui dondola perso nei sui pensieri.

Io gongolo soddisfatto, accendo le luci del mio salone e penso… alla fine ognuno ha la sua cattedrale in cui vivere e recitare messa e la nenia di un codice più o meno completo.

Vuoi vivere un film diverso? The Zero Theorem…

The Zero Theorem

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