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«Appena ho un attimo»: prendersi del tempo per il proprio benessere

Di · · 6 min di lettura

Appena ho un attimo

Il benessere non è qualcosa che si conquista una volta per tutte. È una relazione che si costruisce ogni giorno, anche nei giorni pieni.

«Appena ho un attimo.»

Quante volte lo diciamo?

Appena ho un attimo, ricomincio a camminare.

Appena ho un attimo, vado a dormire prima.

Appena ho un attimo, mi fermo a pensare a che cosa desidero davvero.

E intanto l'attimo non arriva. Arrivano le scadenze, gli impegni familiari, le richieste degli altri, le notifiche. Le giornate si riempiono, e noi finiamo in fondo alla lista.

Non per mancanza di volontà. Spesso, semplicemente, perché nessuno ci ha insegnato che anche il tempo dedicato a noi stessi è un tempo che conta.

Perché ci mettiamo sempre all'ultimo posto?

C'è una convinzione molto diffusa, che si presenta in forme diverse.

«Prima il lavoro, poi vedremo.»

«I figli hanno bisogno di me.»

«Non posso permettermi di fermarmi proprio adesso.»

Sono ragioni reali, naturalmente. Ma dietro molte di queste frasi si nasconde un'idea più sottile: che prendersi cura di sé significhi togliere qualcosa a chi amiamo, o a ciò che dobbiamo fare.

Eppure succede spesso il contrario.

Quando arriviamo sempre per ultimi, le energie si consumano. La pazienza si accorcia. La presenza che offriamo agli altri diventa più faticosa, più distratta.

Prendersi del tempo per sé non significa diventare egoisti. Significa ricordare che anche noi facciamo parte delle persone di cui desideriamo prenderci cura.

Stare bene ha più di una dimensione

Quando pensiamo al benessere, spesso pensiamo soltanto al corpo: l'alimentazione, il peso, l'attività fisica.

Sono aspetti importanti. Ma non sono gli unici.

C'è il sonno, e la qualità del nostro riposo.

C'è il movimento, non come prestazione ma come piacere di sentirsi vivi.

C'è la vita emotiva, con le emozioni che proviamo e quelle che preferiamo non ascoltare.

Ci sono le relazioni che ci nutrono e quelle che ci pesano.

Ci sono i valori, ciò che per noi conta davvero, e il tempo che riusciamo a dedicargli.

Il benessere nasce dall'intreccio di tutte queste dimensioni. Ed è per questo che, a volte, ci sentiamo stanchi anche quando «va tutto bene».

Non serve una rivoluzione

Uno degli ostacoli più frequenti è pensare che, per stare meglio, serva cambiare tutto.

Un programma rigido. Una nuova vita a partire da lunedì. Una disciplina perfetta.

E siccome tutto questo sembra impossibile, finiamo per non cominciare affatto.

Non si tratta di rivoluzionare la propria vita. Si tratta di trovare, tra le pieghe delle giornate, piccoli spazi che siano davvero nostri.

Dieci minuti al mattino, prima che il telefono prenda il sopravvento.

Un pasto consumato seduti, con calma, senza fretta.

Una passeggiata dopo il lavoro, anche breve.

Un «no» detto con gentilezza, per proteggere una serata libera.

Una domanda sincera, rivolta a noi stessi: come sto, oggi?

Sono gesti semplici. Ma ripetuti nel tempo diventano abitudini. E le abitudini, a poco a poco, cambiano il modo in cui viviamo.

Il cambiamento non nasce sempre da uno sforzo maggiore. Qualche volta nasce da un passo più piccolo, ma possibile.

Se so già che cosa dovrei fare, perché non lo faccio?

È una domanda che molte persone si pongono.

Sappiamo che dormire di più ci farebbe bene. Sappiamo che dovremmo muoverci, rallentare, mangiare con più attenzione. Sappiamo che quella situazione ci pesa da tempo.

Eppure non cambia niente.

Non è necessariamente pigrizia. E non tutto si riduce alla forza di volontà.

Tra il sapere e il fare ci sono le nostre abitudini, le convinzioni che ci portiamo dietro da anni, le emozioni che accompagnano ogni scelta. A volte c'è una voce interiore che ci ripete «non è il momento», «tanto non ci riesco», «ormai sono fatta o fatto così».

Riconoscere questi meccanismi è già un primo passo. E qualche volta, per trasformare la consapevolezza in scelte concrete, può essere utile non farlo da soli.

Il tempo cambia. E cambiamo anche noi

C'è un ultimo aspetto che spesso dimentichiamo.

Quello che ci faceva stare bene qualche anno fa potrebbe non avere più lo stesso effetto oggi.

La vita attraversa fasi diverse. Gli anni intorno ai cinquanta, quando il corpo cambia ritmo. Il periodo in cui i figli sono piccoli e il tempo sembra non bastare mai. Le stagioni in cui il lavoro occupa tutto lo spazio. Il momento della pensione, quando si apre un tempo nuovo e, con lui, domande nuove.

Ognuno di questi passaggi chiede qualcosa di diverso.

Non si tratta di tornare a com'eravamo. Si tratta di comprendere chi stiamo diventando, e di che cosa abbiamo bisogno adesso.

Prova a chiederti

Prima di chiudere questa pagina, vorrei lasciarti qualche domanda. Non per trovare subito una risposta, ma per concederti un momento di ascolto.

Come sto, davvero, in questo periodo della mia vita?

Quando è stata l'ultima volta che ho fatto qualcosa soltanto per me?

Che cosa sto rimandando «appena avrò un attimo»?

E soprattutto:

che cosa potrei scegliere, già da questa settimana, per avvicinarmi a come desidero stare?

L'attimo giusto, spesso, non arriva da solo. Siamo noi a poterlo creare.

Un accompagnamento per i passaggi della vita: il lavoro di Stefania Pagnoncelli

Per chi sente il desiderio di occuparsi di sé ma non sa da dove cominciare, un percorso di accompagnamento può fare la differenza tra un buon proposito e un cambiamento che resta nel tempo.

È proprio questo il lavoro di Stefania Pagnoncelli, Coach & Counselor e LifeStyle & Longevity Advisor – Metodo Ongaro®, fondatrice di Progetto AutentiKa.

La sua esperienza nasce da lontano. Dal 1996, per dieci anni, ha guidato incontri di gruppo dedicati al rapporto con l'alimentazione con Weight Watchers, formandosi nel counseling nutrizionale e comportamentale e imparando ad ascoltare i bisogni più profondi delle persone. Dal 2006 prosegue la sua attività in modo indipendente. Nel 2019 è entrata nella prima classe del Metodo Ongaro Coaching Program, con Filippo Ongaro.

Trent'anni di incontri, di ascolto e di formazione continua, intrecciati con una storia personale che le ha insegnato presto il valore di avere qualcuno accanto nei momenti di cambiamento.

Oggi, con Progetto AutentiKa, Stefania integra Coaching, Neurocoaching, Counseling e strategie di stile di vita. Il suo approccio mette in relazione il lavoro interiore, cioè emozioni, convinzioni e valori, con le scelte di ogni giorno: come mangiamo, come riposiamo, come ci muoviamo, come usiamo il nostro tempo e le nostre energie.

Si dedica in particolare alle trasformazioni legate al tempo e alle diverse età: le donne intorno ai cinquant'anni, le mamme che si prendono cura di tutti tranne che di sé, chi lavora sotto pressione, chi ha superato i sessant'anni e desidera coltivare la qualità della vita negli anni che ha davanti. Una visione della longevità come qualità della vita da coltivare in ogni età, non come una corsa contro gli anni.

Non propone diete né programmi uguali per tutti. Non è una terapia e non promette risultati. Propone un percorso costruito insieme, a partire dai bisogni, dai valori e dalle risorse di ciascuno, fatto di ascolto, consapevolezza e piccoli passi concreti. Come le piace dire, un po' come uno sherpa: qualcuno che conosce il valore dei passi piccoli e che incoraggia quando la salita si fa ripida.

I percorsi sono individuali o in piccoli gruppi, in presenza a Bergamo e provincia oppure online. Tutto comincia da una conversazione: un primo incontro conoscitivo gratuito e senza impegno, per raccontare da dove si parte e che cosa si desidera.

Per conoscere Stefania e i suoi percorsi: www.stefaniapagnoncelli.it

Email: info@stefaniapagnoncelli.it

Telefono e WhatsApp: 349 101 5349